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Digital Subscriptions > Vroom Italia > n. 349 Sett 2018 > IL TURBO DEL 2 TEMPI

IL TURBO DEL 2 TEMPI

Fu il geniale ingegnere Walter Kaaden, uno dei più grandi tecnici della storia delle competizioni motociclistiche, ad inventare lo scarico a espansione: con esso il 2 Tempi, sino ad allora relegato a ruolo di semplice propulsore per veicoli utilitari, surclassò il 4 Tempi. Ecco i principi di funzionamento di questo straordinario condensato di principi fisici che, di fatto, è un sistema di sovralimentazione ad onde.

IL SISTEMA DI SCARICO NEI MOTORI 2 TEMPI AD ALTE PRESTAZIONI

1a PARTE

Lasciate stare per un attimo il concetto che noi giovinastri abbiamo del motore 2 Tempi e torniamo indietro di oltre 60 anni. I motori “a miscela”, a quei tempi, erano montati su trabiccoli che definire motociclette è a dir poco un falso ideologico degno di denuncia. Chi provava a farli andare un po’ più forte del dovuto si ritrovava per le mani un qualcosa che, semplicemente, non funzionava. A parità di cilindrata un più nobile e sofisticato 4 Tempi era la più irraggiungibile delle chimere. In questi poveri motori il tubo di scarico aveva esclusivamente la funzione di silenziare il rumoraccio prodotto dall’evacuazione dei gas combusti dal cilindro. Poi, col tempo, il sistema di scarico si è rivelato una delle parti più importanti nel caratterizzare il comportamento di un motore 2T. E’ infatti la geometria di quella che oggi chiamiamo “espansione” a determinare in che modo le onde di pressione, che si propagano al suo interno, vanno ad interagire con la fase di ricambio del fluido motore (cosiddetto lavaggio), fase che si traduce nella capacità del propulsore di “riempirsi”. La funzione fondamentale di un impianto di scarico è proprio quella di contribuire ad aumentare il coefficiente di riempimento del motore, ovvero il rendimento volumetrico dello stesso, e, aspetto importantissimo, di svolgere questo compito per un campo di regimi il più ampio possibile.

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