Shopping Cart -

Your cart is currently empty.
Continue Shopping
This website use cookies and similar technologies to improve the site and to provide customised content and advertising. By using this site, you agree to this use. To learn more, including how to change your cookie settings, please view our Cookie Policy
Pocketmags Digital Magazines
GB
Pocketmags Digital Magazines
   You are currently viewing the United Kingdom version of the site.
Would you like to switch to your local site?
Digital Subscriptions > Vroom Italia > n. 353 Gennaio 2019 > EVERT BOS E I SUOI LANDIA KART

EVERT BOS E I SUOI LANDIA KART

Se mai c’è stato un kart che ha lasciato il segno nella scena olandese “skelter” è stato il Landia prodotto da Evert Bos a De Meern, nella provincia di Utrecht, dal 1959 al 1984. ARTICOLO: FRANK WEIR E KEES VAN DE GRINT

LANDIA

1. Un immacolato esemplare del Landia Banbury del 1961.
Foto F. Weir
EVERT BOS, conosciuto come il Colin Chapman del karting, 1924 – 2005
Photo: Joost van den Hul.
Sotto, Bos campione olandese Trial 1953.
Foto: Landia Museum
2. Il Landia Monaco del 1968, con doppio piantone di sterzo.
Foto F. Weir

Evert Hendrikus Bos è nato il 22 giugno 1924 a Velthuzen, un quartiere a ovest di De Meern. Il padre di Evert possedeva un’oficina per auto e moto e una pompa di benzina. Da giovane, Evert era appassionato di motociclismo e nel 1953 vinse il campionato trial olandese. A quel tempo Evert lavorava per Castrol e per qualche ragione sconosciuta la direzione della compagnia petrolifera globale decretò che Evert doveva cessare di partecipare alle competizioni motociclistiche. La chiusura delle porte nel settore trial gli aprì però quelle del karting: Evert fu immediatamente coinvolto in questo sport allora nascente. Il primo kart che Evert disegnò, il Mark 1, fu fabbricato nel 1959. Le dimensioni di base per quel kart furono ottenute da un ridimensionamento di fotograie prese da una rivista americana. Ciò fu possibile utilizzando dimensioni conosciute, come quelle dei pneumatici, per riprodurre in scala tutto il resto. La ilosoia del design adattata da Evert al suo kart si concentrò sulla leggerezza, robustezza e afidabilità. Gli inizi per Landia con il Mark 1 non furono spettacolari, tuttavia l’introduzione del Mark 2 nel 1960 fu l’inizio di un periodo di dominio per il produttore olandese di kart in casa e nelle nazioni limitrofe che sarebbe durato un quarto di secolo. Arrivò poi il Landia Mark 3, conosciuto con la denominazione Banbury per il successo ottenuto al primo round dell’ancora non uficiale Campionato del Mondo karting svoltosi nel 1961 sul circuito di Shenington, nei pressi di Banbury, in Inghilterra. Quel particolare kart aveva caratteristiche di maneggevolezza tali che il 95% dei piloti olandesi dell’epoca ne possedesse uno. Una caratteristica del Banbury era l’uso di un piccolo serbatoio di carburante derivato da un ciclomotore posto sul piantone dello sterzo. Molti anni dopo l’idea di Bos fu copiata da Walt Myers, che costruì il Lancer in California durante la metà degli anni ‘70. La produzione del telaio Banbury è durò solo tre stagioni a causa dell’arrivo nel 1964 del Tecno Piuma e del similare Quick Kart Captain. Questi nuovi telai italiani presentarono per primi la forma a clessidra della scocca con il motore posizionato accanto al pilota per garantire una migliore maneggevolezza e una posizione di guida più confortevole. La nuova ilosoia di design kartistico segnò la ine della produzione del Landia Banbury, un telaio che aveva il motore montato dietro lo schienale. Evert comunque reagì rapidamente ai nuovi modelli di kart italiani producendo i Landia Mark 10 e Mark 11, che erano copie più o meno migliorate del Tecno Piuma. Tuttavia c’era una differenza principale nel caso del Mark 10 rispetto al Tecno; il Landia aveva il motore montato sul lato sinistro anziché sul destro. Il Mark 11 fu invece costruito per montare due motori, uno su ciascun lato, come voleva la categoria 200 cc. Un anno dopo Evert introdusse il Mark 12 con il motore sul lato destro, più convenzionale, e caratterizzato da un serbatoio di carburante in ibra di vetro situato sotto il piantone dello sterzo. Il Landia a motore laterale fu immediatamente vincente sia nelle gare dei Paesi Bassi che in quelle francesi del 1965 nelle mani di Dirk van Staalduinen e rimase in produzione per due anni senza modiiche. Nel 1968 fu presentato il Monaco, con doppi montanti dello sterzo e una posizione di seduta più reclinata. Il posto di guida era considerato da alcuni visivamente sgraziato, ma fu progettato per garantire la massima sicurezza e comfort per il pilota. Il prototipo Monaco ebbe grande successo nella fase inale del Campionato del Mondo del 1967 svoltosi proprio a Monaco, che fu perso soltanto per la rottura del pistone dopo aver condotto la inale ino a pochi giri dalla ine. A quel tempo tutti i kart Landia erano dotati di un attacco del motore issato direttamente ai supporti dell’asse posteriore (supporto oscillante). Si pensò che la vibrazione della supericie del binario trasmessa al motore avesse provocato la rottura del segmento del pistone, quindi fu progettato un nuovo supporto motore per eliminare questo problema. Nel frattempo, in questo periodo, Ronnie e Bengt Peterson introdussero il telaio ad “A”, che costrinse Evert a tornare al tavolo da disegno per elaborare un progetto similare. Il nuovo design Landia presentava i due longheroni longitudinali principali che si congiungevano in un punto davanti alle ruote anteriori. Questo modello fu chiamato Giubileo e fu introdotto nel 1969, esattamente 10 anni dopo la creazione del primo Landia. La disposizione del sedile e dello sterzo erano simili al Monaco. Questo kart fu seguito un anno dopo dal Lusso, che era fondamentalmente un Mark 12 con un doppio piantone dello sterzo tipo Monaco. Il Lusso rimase in produzione a De Meern dal 1970 al 1975. Ci furono comunque modiiche nel corso dei cinque anni: una posizione di seduta più verticale e l’uso di un singolo piantone di sterzo, per alleggerire il telaio. Inoltre fu introdotto un esclusivo impianto frenante Landia e un supporto motore che non si attaccava ai longheroni del telaio ma utilizzando silentblock simili a quelli delle sospensioni automobilistiche; la tensione della catena era regolata facendo scorrere il motore avanti e indietro sul supporto e quindi serrando solo due viti a brugola. Evert certamente non permise all’erba di crescere sotto i suoi piedi e presentò il telaio Torino nel 1972 come modello premium. Questo kart era caratterizzato da una disposizione unica per issare i supporti dei fuselli della ruota anteriore ai longheroni del telaio. Due pezzi di lamiera sottile di forma triangolare piegata furono saldati sui lati della scocca. Per il 1973, oltre al Lusso Mark 3, fu offerto un secondo marchio conosciuto come Rheno. Il Rheno Mark 1 era mirato al mercato del karting per il tempo libero, mentre Mark 2 e Mark 3 erano più adatti ai piloti esperti.

READ MORE
Purchase options below
Find the complete article and many more in this issue of Vroom Italia - n. 353 Gennaio 2019
If you own the issue, Login to read the full article now.
Single Issue - n. 353 Gennaio 2019
£1.99
Or 199 points
6 Month Digital Subscription
Only £ 2.00 per issue
£12.99
Or 1299 points
Annual Digital Subscription
Only £ 1.77 per issue
SAVE
11%
£22.99
Or 2299 points

View Issues

About Vroom Italia

In questo numero: Che casco mi metto? Speciale: le omologhe in scadenza. Come scegliere il casco più adatto 1° Karting Expoò IN ITALIA SI RIPARTE OMOLOGA MOTORI 2019-2021 TM, Iame, Modena Engines, Vortex Rosa Karting La passione è donna PRIMO PIANO FRANCO GALIFFA COMERAVAMO LA STORIA DEL BICILINDRICO ROTAX GRAND FINALS KART LEGGENDARI: LANDIA